Polvere di S. La Ruina

Polvere

Ospite dell’Elfo Puccini con il trittico “Dissonorata”, “La Borto” e il nuovo “Polvere”, Saverio La Ruina completa la sua analisi sulla figura femminile come vittima sacrificale dell’egoismo maschile. Abbandonato il dialetto calabrese, l’autore-attore recita accanto a Jo Lattari. Da vedereMaria Grazia Gregori


Con una personale pensata all’incontrario dalla fine agli inizi del suo limpido, generoso viaggio teatrale, è arrivato all’Elfo Puccini Saverio La Ruina, drammaturgo conosciuto e rappresentato in mezza Europa e attore pluripremiato per l’originalità del suo approccio scenico e per l’indubbia qualità interpretativa. Ci arriva con il suo gruppo Scena Verticale che, nato a Castrovillari in una realtà agli antipodi delle grandi tournée teatrali, ha saputo mettere in circolo idee, incontri, confronti estremamente interessanti per sentire il polso di un teatro spesso trascurato quando non sconosciuto anche dai cosiddetti “specialisti”: che proprio grazie a “Primavera dei teatri” – il festival inventato da questo gruppo -, hanno spesso trovato la ribalta da cui partire o la conferma di una loro personale vocazione teatrale.

Dal 20 gennaio al 1° febbraio, dunque, Saverio La Ruina è in scena con tre spettacoli: da Polvere, dialogo tra uomo e donna, qui alla sua prima nazionale, a Dissonorata, il magnifico testo che lo ha fatto conoscere in Italia e all’estero, al drammatico La Borto. Testi in cui domina la donna, vittima sacrificale dell’egoismo maschile, di una civiltà, come quella del Sud, che spesso l’ha resa prigioniera all’interno di rigidi, feroci steccati comportamentali e sociali, retaggio di un’atavica sudditanza ma anche dell’occhiuta crudeltà degli uomini. Personaggi interpretati dallo stesso La Ruina, senza alcun travestimento eclatante ma portando quasi nel suo corpo le stigmate comportamentali di un dolore che da singolo si fa corale anche se tenuto sottochiave grazie a una gestualità mai eccessiva, alla capacità di dare voce a più situazioni contemporaneamente, a un senso di sconfitta da cui, però, potrebbe nascere una ribellione.

Rispetto a questo universo il nuovissimo Polvere, che nasce come gli altri suoi testi da un lungo lavoro preparatorio fatto di incontri, interviste, testimonianze dirette, letture di articoli di giornali, si distingue però dagli altri due per più aspetti. Qui, infatti, Saverio interpreta una figura maschile da manuale e in scena, a fargli da contraltare in questo duetto senza lieto fine c’è una giovane donna (la interpreta con finezza Jo Lattari, anche collaboratrice alla drammaturgia) che fa l’insegnante e che, all’inizio, è inconsapevolmente e poi consapevolmente la vittima di una storia senza amore (anche se qui i protagonisti si chiamano continuamente “amore”) che unisce per tormento un fotografo che vuole cogliere soprattutto quello che sta “dietro” la fotografia scattata, il senso nascosto – per lui una vera e propria ossessione -, dei gesti, delle espressioni involontarie e una lei che lui apostrofa spesso come “Sofia Loren di provincia” e che continuamente accusa di non essere affidabile, una solare ragazza che vive con naturalezza la sua vita fino al momento fatale dell’incontro con l’uomo. Una storia di malamore – scritta questa volta non in calabrese ma in un italiano molto semplice e secco – , via via degradata dall’uomo in una vera e propria persecuzione psicologica e fisica , un ring dove chi dà i colpi, virtuali o no, è sempre e solo l’uomo.

Nella scena quasi spoglia – un tavolo, due sedie – in un alternarsi di luce e di buio, sull’onda di una colonna sonora mai invadente, La Ruina in “Polvere” scandisce un vero e proprio match fra uomo e donna, costruito a quadri, che rappresentano, con la caparbietà di un esempio, il progressivo distruggersi e annullarsi della donna verso una condizione di subalternità assoluta, dove i rari momenti di tenerezza dell’uomo sono, in realtà, un modo per nascondere la propria natura, l’altra faccia della luna. Tocca proprio al personaggio interpretato da La Ruina con lucidità estrema e forte impatto scenico, dare vita a un’escalation di violenza emotiva non indifferente grazie a una gestualità che si fa via via più secca, quasi scandita dal tambureggiare delle mani sul tavolo e sulle sedie di casa, con qualche brivido e sussurro da parte del pubblico non si sa se per improvvisa autoanalisi o per improvviso riconoscimento di qualcuno che si è conosciuto. Ma la violenza non arriva al suo compimento, il femminicidio, che pure qui apoditticamente si consuma, non è un delitto su di un corpo, ma su di un sentimento, su di un’emozione. Da vedere.

Al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 25 gennaio. “Dissonorata” 27-29 gennario; “La Borto” 30 gennaio- 1° febbraio

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Polvere
Dialogo tra uomo e donna
di Saverio La Ruina
con Saverio La Ruina e Jo Lattari
musiche originali Gianfranco De Franco
contributo alla drammaturgia Jo Lattari
contributo alla messinscena Dario De Luca
aiuto regia Cecilia Foti
disegno luci Gennaro Dolce
organizzazione Settimio Pisano
produzione Scena Verticale

Un commento su “Polvere

  1. Grandissimo , meritato successo di La Ruina a Ricadi e a Tropea. Sono felice di averlo conosciuto. La sua mimica facciale e la leggera inflessione dialettale fanno trasalire il pubblico di Calabria che ha orgogliosamente ospitato. Profondi i contenuti delle sue opere. Sono entusiasta.

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